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Turbo e Turbamenti…

di
 Domenico Sofia

Fino a oggi la tecnologia ha riproposto a cascata quanto si vedeva in F1, così la sovralimentazione mediante turbocompressore ha avuto un’enorme popolarità negli anni ’80 (dalla Uno alla Supercinque, dalla Delta alla Sierra, solo per citarne alcune) salvo poi cadere nel dimenticatoio nel decennio successivo, in concomitanza con l’abbandono della sovralimentazione nella massima competizione in favore delle motorizzazioni aspirate plurivalvole.
In molti hanno così recitato il “de profundis” del turbo, ma con troppa fretta e avventatezza. Questo componente, infatti, ha trovato “zitto – zitto” una vera e propria seconda giovinezza nei diesel, conoscendo nel corso di una quindicina d’anni uno sviluppo tecnologico notevole. Non solo! Anche il tuning non ha mai chiuso la porta in faccia al turbo e diversi preparatori hanno continuato a seguire questa strada per l’elaborazione motoristica. Insomma, sotto la cenere la brace era più ardente che mai, con il risultato che oggi il turbo si è preso la rivincita. Complici, infatti, anche norme anti inquinamento sempre più severe, le cilindrate si stanno abbassando progressivamente e, per questo, la strada migliore per ottenere non solo potenza ma anche elasticità di marcia rimane il turbo.
Che poi, grazie a Twin-Scroll, geometrie variabili e iniezione diretta offre rapporti potenza/consumi impensabili fino a qualche anno fa. Insomma, il motore turbo benzina, potente ma anche grosso e assetato di benzina, è uscito dalla porta per rientrare dalla finestra, più snello, dinamico e parco che mai. Fino a ribaltare il rapporto tra il mercato automobilistico consumer e la F1. Altro che tecnologia morta e sepolta!

(Alberto Lupetti)
 Alberto Lupett

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