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Vinti ricorsi contro multa autovelox

Autovelox non segnalato, ricorso alla multa

Basta con l`autovelox a sorpresa ed imboscato. Due recenti sentenze annullano multe di autovelox mal segnalati o installati non correttamente che forniscono linee guida per situazioni analoghe a Terni e Sarzana.

di Giovanni Mancini

Stop all’autovelox selvaggio. Gli automobilisti italiani sono bastonati e “mazziati” sotto tutti i punti di vista. Costretti a sostenere costi esageratamente alti per assicurazioni, bolli auto, passaggi di proprietà, carburante e costi di gestione in generale. E non basta. Oltre a questo, da diverso tempo, sono intervenute le amministrazioni locali con l’installazione di postazioni autovelox per sanare i propri bilanci disastrati a causa di una gestione scellerata. Li piazzano in zone con bassissimi limiti senza senso e spesso senza l’adeguata segnaletica.
Sull’obbligo di segnalazione del controllo elettronico della velocità parlano chiare le modifiche introdotte nel 2007 al codice della strada: l’amministrazione deve indicare in maniera ben visibile la presenza delle postazioni di rilevamento. Il Comune o le altre amministrazioni non possono incassare multe per far quadrare i conti (sentenza 24526/06). Il cartello che annuncia la presenza del posto di controllo e di rilevamento deve essere ben visibile, altrimenti la sanzione amministrativa deve essere annullata.

A riguardo arrivano fresche, fresche due sentenze recenti che hanno annullato verbali emessi con questi autovelox per mancanza di segnalazione adeguata come prevista per legge entro 1 km prima della postazione.

La prima arriva dal Giudice di Pace di Terni. Con la sentenza numero 762/12 di luglio il giudice di pace di Terni ha accettato il ricorso di un automobilista colpito da un autovelox: era mal segnalato da un cartello seminascosto in curva.
Nel caso specifico dell’automobilista di Terni, i cartelli erano addirittura due, ma non erano abbastanza chiari da segnalare la prossimità dell’area-autovelox: il primo, quello classico con l’elmetto del vigile, era troppo vicino all’apparecchio e non alla distanza minima di 1 km; il secondo si trovava, invece, a distanza sufficiente ma alla fine di una curva coperta a destra, seminascosto dietro gli alberi e i pali dei lampioni dell’illuminazione pubblica.
La seconda sentenza da Sarzana – Con questa sentenza è stato stabilito che la fotocamere bidirezionale non è sufficiente per fotografare la targa dei veicoli che viaggiano nei due sensi di marcia, ma sono necessari due diversi dispositivi. La sentenza del giudice di pace di Sarzana, Paolo Oneto, ha dato ragione ed accettato il ricorso presentato da un automobilista spezzino che era stato ‘immortalato’ dall’autovelox. Nel 2010 il ministero era stato interpellato dall’ufficio Sinac-Uil di Pontremoli a proposito del regolare utilizzo del Traffiphot, e in quella occasione si era espresso rimarcando il fatto che, essendo l’apparecchio dotato di una sola fotocamera, qualora si intendesse effettuare il controllo sul doppio senso di marcia, sarebbe stato necessario installare due diversi dispositivi, uno per ogni direzione.

Facile immaginare che queste due recenti sentenza del giudice di pace possano aprire la strada ad analoghi provvedimenti: i ricorsi pendenti sono infatti parecchi.

Autovelox ‘silurato’ dal giudice
Accolto il ricorso di un automobilista Commenti
Apparecchio inadeguato a riprendere le due direzioni di marcia

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Giovanni Mancini

Ingegnere, pilota, giornalista appassionato da sempre di auto e motori. Segue la direzione di questo portale newsauto.it ed è direttore responsabile dei magazine Elaborare, Elaborare 4×4 ed Elaborare Classic da oltre 20 anni il riferimento degli appassionati. Nell’anno 2004 ha conseguito il titolo di Campione Italiano nel Campionato Velocità Turismo. Pilota attualmente attivo su gare in pista del Campionato Italiano Turismo e nei monomarca Seat e Renault. Tra le tante auto speciali provate ce n’è una in particolare (esclusiva italiana): la Mazda 787B vincitrice della 24H di Le Mans nel 1991.

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